sabato 3 giugno 2017

IL MATTINO DOPO

Il primo dell'anno mi sveglio in un letto estraneo. Della notte nel locale conservo un'immagine confusa, il quintetto senegalese che sciorina il suo ostinato ritmico, la trance da stordimento, l’abbandono, l’ebbrezza o semplicemente il disagio e la fuga dal disagio, rispondere all'ansia con un'altra forma d'ansia, alla paralisi con la sovreccitazione. Più tardi, siedo con la mia amica nella sala interna, ordino croissant e cappuccino. Leggo il disprezzo negli occhi del padrone: non ha niente contro di noi se presi singolarmente, ma non può fare a meno di storcere la bocca a vederci assieme. Le mani di Sabine, così diverse dalle mie, mostrano una tessitura, una trama minuta, gradazioni del bruno insospettate e le unghie, un dissidio cromatico fra derma e strato corneo. Sulla banchina, le differenti etnie si rimandano la medesima indifferenza, il saluto è un cenno, già in un altro spazio, un altro tempo. Le facce, qualunque sia il colore della pelle, sono  tirate, stravolte, livide come il cielo di Montparnasse, quattordici fermate più tardi. 


venerdì 21 aprile 2017

ENDEMISMO

    Ai margini della città, una distesa informe di baracche, tetti di lamiera, strade di polvere, calcinacci, cumuli di spazzatura. L’endemismo abitativo è declinato in ogni variazione di forma, dimensione, materiale; la tecnica del recupero crea e fa rinascere in un processo di agglutinazione, stratificazione e modularità involontaria, un tirar su senza regola che tuttavia rivela una sua ragione e persino un equilibrio. Questa città negata, di cui il governo rifiuta di riconoscere l’esistenza, provvisoria e abbarbicata al terreno, soggetta a ogni tipo di frana e dissesto idrogeologico, è sempre sul punto di essere inghiottita dal fango per emergere altrove diramando i suoi pseudopodi lungo linee di frattura e crinali, terrazzamenti e fosse naturali, conquistando a fatica i suoi spazi e lasciandosi corrodere dalla pioggia, friabile e senza tempo come i suoi abitanti dai mille volti indistinguibili, ciascuno chiuso nel suo mondo, nella minuscola porzione di universo che gli è stata concessa.